'Allons voir si la rose (per Paola)'
Che dire di Pierre de Ronsard, uno degli esponenti più famosi della poesia rinascimentale, che porta nella lingua francese la filosofia epicurea (Orazio) e l'umanesimo delle corti italiane? Cosa scriverebbe oggi, in una situazione di difficoltà, di lontananza dalla sua amata, esortandola a cogliere la rosa, che è simbolo della bellezza transeunte e pagana ma anche simbolo mistico di Maria madre del Cristo? Ricordiamolo con una delle sue Odi più famose, Ode a Cassandra, dedicata alla giovane Cassandra Salvati, figlia di un banchiere italiano di origine fiorentina (qui il testo originale, qui una traduzione italiana). Non starò qui a fare l'analisi del testo, di cui su internet e in tanti testi potete trovare versioni. Qui giochiamo ad attualizzare il personaggio, nel ventunesimo secolo e ad una età più matura, intento a scrivere una lettera alla sua Mignonne, che, anche da parte sua, è cresciuta ed è ormai una donna realizzata.
Ma chère Mignonne,
mi dici che ormai nel nostro giardino la pianta di rose si è trasformata in quello che appare un rovo secco, spinoso e inestricabile, brutto a vedersi, ostico a maneggiare o potare. Un tempo vi venivo con te a cogliere rose di sensualità e tenerezza. Le spine non ci spaventavano, come segni di vita viva da accettare nella sua interezza.
Presi da altre preoccupazioni, lasciammo che così accadesse. Nel mio caso fu per insicurezza, presunzione, accettazione piatta di una parte, per quieto vivere. La quotidianità divenne sordina e attutì la voce che mi chiamava al tuo giardino, a curare quella pianta solo nostra.
Nel frattempo però altre piante crebbero, meravigliose a vedersi, di fiori nuovi e multicolori, attirando la nostra cura e attenzione. La loro bellezza ci rallegrò (tuttora ci rallegra), ci distrasse un po' e così era giusto.
Mi sono immerso ostinatamente in quel rovo, cercando una strada verso una piantina che deve essere da qualche parte. Ne soffro i graffi, le punture nella carne, il sangue lasciato sulle spine. Mi sono perso 100 volte e 100 volte ho riprovato una nuova strada.
Chi ci diede quel giardino, che là ci fece incontrare, mi promise che una nuova pianta sarebbe rifiorita se avessimo sfoltito i vecchi secchi rami, se avessimo alleggerito e potato, perdonato la nostra incuria passata e spesso inconsapevole.
Ora sono qua, di fronte a te, lacero stanco ma non disperato. Ho in mano un seme, guardo i tuoi occhi e ti ascolto.
E' troppo tardi? Nel giardino della Creazione, un attimo giustamente vissuto vale quasi eternità. Carpe diem.
Rosa.
Rosa pienamente sbocciata,
rosa scarlatta,
carnosa,
di seta al tocco, aspra talvolta di spine acute.
Odorosa, umida di rugiada,
il mio cuore cerca la tua presenza,
i miei sensi ti desiderano.

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