L'età dello yogurt - 1


3 anni fa lessi il saggio di Zygmunt Bauman, Liquid Love: On the Frailty of Human Bonds (edizione italiana: Amore Liquido, Laterza, 2025), spinto da una urgenza dettata dalla condizione di crisi in cui mi trovai da un giorno all'altro. In questa urgenza cercavo risposte ovunque e il titolo del saggio sembrava adattarsi alla situazione.
In questo momento mi vengono in mente considerazioni in merito, che vorrei condividere.
Ora, se ben ricordo, visto che nel frattempo non l'ho riletto, il saggio indaga sulla sopravvenuta fluidità delle relazioni interpersonali contemporanee che entra in contraddizione con il (connaturato?) bisogno dell'essere umano verso stabilità, condivisione, aiuto reciproco, solidarietà. Questa contraddizione, sia che penda da una parte che dall'altra, genera ansietà e disagio secondo l'autore: i legami e valori che nelle società tradizionali garantivano e rinforzavano le relazioni interpersonali, non sono più presenti nell'odierna società liquida, anche se sembra che, per ora, non si sia trovato nient'altro a sostituirli.

Il vecchio muore, il nuovo non vuole nascere.

Mi ricordo che lessi il saggio velocemente e mi colpirono alcune parti di esso: l'ipotesi di nuove solidarietà diverse dalle tradizionali forme sociali e più adatte all'informe, appena abbozzate e non definite, insieme alla domanda: quale sarebbe la condizione e ragione fondante di queste forme, all'infuori di un continuo ed estenuante adattamento dell'essere umano a spinte in apparenza esogene e necessarie, quindi inevitabili?
Ma anche: le relazioni liquide sono connotate da un pensiero di sollievo (relief) dato dalla loro transitorietà e provvisorietà, ovvero dal poter 'smettere quando si vuole' e trovarsi qualcos'altro o qualcun altro più conformante a (non ben definiti) identità o benessere personale; ma anche che questa percezione o proiezione porta con sé sottile disagio e ansietà, in contrasto con l'esigenza di stabilità e identità. Come poter sentirsi sollevati da una coscienza intrinsecamente ansiogena?

Nec tecum nec sine te.

La metafora dello stato liquido ha subito evocato in me la condizione dello yogurt: buono, salutare, ma con una scadenza precisa stampata sul contenitore.
Quindi lo yogurt si consuma e il contenitore si getta, oppure, se scade prima del consumo, si getta tutto (è quindi disposable of).
Poi l'importante è dimenticare quanto esperito, perchè altri gustosi vasetti e nuovi gusti attendono spinti da pubblicità implacabili, in una ripetizione del sempre diverso e sempre uguale. La smemoratezza sembra quindi un'altra cifra importante per la formazione di nuove relazioni.

Ma in questa descrizione del come avviene, dove a Bauman viene comunemente riconosciuta a livello sociologico una capacità di analisi profonda e raffinata, a me mancano i perché  (ce ne sarà più d'uno), dove l'autore si ferma a una saggezza mondana in cui pone problemi ma solamente intravvede cause e sviluppi.

Quanto di questo processo di liquefazione ha a che fare con libertà e necessità? Il liquido si espande su un piano liscio e cerca di riempire tutti i pori, adattandosi alle forme che via via incontrerà.
Libertà: le forme di relazione tradizionali venivano/vengono chiamate legami, sottintendendo costrizioni sociali e culturali. Nel momento in cui, con modernità e cosiddetta post-modernità queste costrizioni cadono, come si può esprimere una libertà di scelta tra relazioni solide, semi-solide o liquide (se non evaporate e gassose?). Ma soprattutto, posso scegliere o sono condannato alla continua liquidità, e poi, in base a cosa dovrei scegliere?
Necessità: quanto di quanto agiamo è dettato da qualche necessità endogena o esogena, o da una nostra percezione di quest'ultima?

(1 - continua)


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