Amore? (Astolfo e Angelica 2)
“The Bible tells us to love our neighbours, and also to love our enemies; probably because generally they are the same people.” ― G.K. Chesterton
(La Bibbia ci dice di amare i nostri prossimi e anche di amare i nostri nemici; probabilmente perché di solito si tratta delle stesse persone.)
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Nello stordimento iniziale, seguente la comunicazione da parte di Angelica che si sarebbe separata da lui, Astolfo si chiedeva che cosa volesse dire l'espressione 'Non ti amo più', pronunciata da Angelica in quella occasione.
Nel tempo, Astolfo aveva riflettuto su questo e sul fatto che quindi c'era stato un tempo in cui Angelica lo aveva amato e che questo tempo ora era finito. E lui? Lui aveva amato Angelica? La amava ancora? Cosa voleva dire 'amarsi' in quel contesto?
Astolfo abbozzava diversi modi di esprimere quella frase ('non ti amo più'). Il primo poteva essere 'non mi sento più amata da te come vorrei che tu facessi'. Un secondo poteva essere 'non corrispondi più all'immagine che avevo di te e alle mie aspettative'. Un'altra, in una metafora aziendalista, poteva essere 'il mio investimento affettivo su di te non esprime più un ritorno sull'investimento ma neanche arriva più a un punto di pareggio.'
Posto che Astolfo capiva che la relazione era a un punto critico, ma posto anche il fatto che in queste situazioni non c'è quasi mai un vero responsabile, si pose il problema di cosa potesse fare per migliorarla. Per prima cosa, l'acuta coscienza dello stato delle cose e una equivalente attenzione a tutto quanto andava succedendo (e queste erano ormai attivate). La crisi poi aveva, come da manuale di psicologia, scatenato in lui tutta una serie di sensi di colpa e di inadeguatezza basati su episodi del passato (se avessi fatto...se avessi detto...).
Astolfo si chiedeva quindi quanto e come avesse amato Angelica fino a quel momento. A rifletterci, Angelica non era mai stata il 'grande amore' della sua vita. Era apparsa in un momento in cui la vita di Astolfo era arrivata a un punto di sintesi, in cui egli si rendeva conto che il fatto di impegnarsi in una relazione, di scegliere e affidarsi era diventato più importante dell'immagine percepita dell'altro partner al momento dell'incontro o dell'intensità del desiderio che lo portava verso di lei. Ovviamente Astolfo percepiva una certa compatibilità di interessi e sensibilità, ma era anche molto cosciente che la parte più importante della relazione si sarebbe giocato nella sua costruzione nel corso del tempo.
In seguito avrebbe ricordato quella bella pagina dell'Ulisse di James Joyce, in cui Molly Bloom rievoca i primi incontri con il suo futuro marito:
'(...) I saw he understood or felt what a woman is and I knew I could always get round him and I gave him all the pleasure I could leading him on till he asked me to say yes and I wouldn't answer first only looked out over the sea and the sky I was thinking of so many things he didn't know (...) and I thought well as well him as another and then I asked him with my eyes to ask again yes and then he asked me would I yes to say yes my mountain flower and first I put my arms around him yes and drew him down to me so he could feel my breasts all perfume yes and his heart was going like mad and yes I said yes I will Yes.'
'(...) Vedevo che capiva o sentiva cosa è una donna e sapevo che me lo sarei potuto rigirare come volevo e gli diedi tutto il piacere che potevo portandolo fino al punto da chiedermi di dire sì e io all'inizio non risposi solo guardavo in giro il mare e il cielo pensavo a così tante cose che lui non sapeva (...) e io pensavo be' lui ne vale un altro e allora gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì e allora mi chiese se io volessi sì dire sì mio fiore di montagna e per prima cosa gli misi intorno le braccia sì e me lo tirai addosso così che potesse sentire i miei seni tutto profumo sì e il suo cuore impazziva e sì io dissi sì voglio Sì.' (libera traduzione dell'autore)
Ora, cos'era questo? Cinismo? Indifferenza? Senso della realtà? C'era stato un tempo in cui Astolfo pensava a Molly come a un personaggio in quel monologo capace di considerazioni molto ciniche. Ma con il corso del tempo si sentiva sempre più simile a lei e provava tenerezza nei suoi confronti, non nel cinismo, ma nella considerazione che la scelta di una persona o di un partner è all'inizio sempre un piccolo o grande atto di fede. Ovvero che nel corso del rapporto, prima o poi, il sentimento e il desiderio, anche se sono stati forti all'inizio, sono destinati ad affievolirsi e a essere sostituiti da qualcos'altro. Molly lo sa già, è già cosciente che quanto c'è all'inizio, tanto o poco, non basterà.
Astolfo pensava che Angelica era la donna a cui aveva detto sì, con cui aveva generato due splendide stelline e nei momenti di logoramento e di stanca tanto gli bastava. Sapeva che sarebbe successo prima o poi con qualsiasi altra donna avesse scelto e che trovare ogni giorno la forza di dire ancora sì a sua moglie era molto più importante e determinante per la sua vita che guardarsi intorno per vedere se ci fosse qualcosa di meglio sul mercato (e per il desiderio padrone, c'è sempre qualcosa di meglio sul mercato...).
Meglio: Astolfo lo sapeva a mente, ma nel suo cuore non era sempre tutto così netto. Mancava in certi momenti il coraggio del sì, del cuore. Per ragioni di vita trascorsa Astolfo non riusciva sempre a lasciarsi andare, ad affidarsi completamente, era umano di limiti anche in questo.
Ma aveva con tempo e fatica sviluppato la coscienza dell'amore (o di qualcosa che gli si avvicini) come prima di tutto di una accettazione dell'altro così come è, fino a dove è possibile. Che ne vale la pena.
C'erano tante cose di Angelica che gli davano fastidio ma capiva che prima di tutto doveva prenderla così com'era, poi nel lavoro paziente e quotidiano sarebbe venuto il resto (e molto per lui era già arrivato).
C'era stato un giorno, qualche anno prima, in cui Angelica si era rifiutata di fare l'amore con lui. Da quel giorno in poi smise del tutto e non fecero più l'amore. Astolfo ne rimase ferito. Giusto o sbagliato, non insistette nel cercare le cause o nel fare tante domande. Aspettava con pazienza che un giorno Angelica glielo avrebbe spiegato. Ma nel frattempo sentiva che, in attesa di un chiarimento, doveva accettare questa scelta di sua moglie. Così, per fede, ma quanto cieca?
Era per abitudine a una vita già stabilita, per poco coraggio di cambiare, oppure quanto lo teneva a lei e alla sua famiglia era qualcosa di profondo, di determinante, di progressivo? Era una consapevolezza da sviluppare ogni giorno, ma quale forza ed esperienza poteva aiutarlo a fare questo?
Nel momento della crisi Astolfo lottava con la disillusione, il dolore, il disorientamento.
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