Una coppia qualunque (Astolfo e Angelica 1)

Erano ormai quasi 4 anni da quando, quel giorno, Angelica prese da parte Astolfo e disse di volergli parlare. Erano i giorni delle vacanze natalizie, la casa affollata di nonna, figlie, Angelica disse prendiamo la macchina e andiamocene un po'.

Astolfo non aveva al momento neanche immaginato cosa lo avrebbe aspettato: una dichiarazione unilaterale di separazione, senza possibilità di replica né speranza di lavorare per una riconciliazione. Incredulo, stordito. Chiese subito una possibilità di lavorarci su, prendersi una pausa. Nel frastornamento, le solite cose, proviamo a fare una terapia di coppia, qualunque cosa sia successa, proviamo per 6 mesi?

Niente da fare, era una sentenza senza troppe spiegazioni. Qualunque cosa fosse successa ad Angelica, qualunque cosa fosse successa prima di quel momento, le motivazioni addotte gli sembravano di una superficialità inaudita dopo più di 10 anni di convivenza e dopo aver accompagnato alla nascita e alla vita due meravigliose figlie, dono divino, ora già grandi ma non troppo, né abbastanza per subire una prova di quel tipo.

Qualunque cosa fosse successa prima.

Ora, riflettendo, quello che era successo prima non era così importante. Succede sempre qualcosa, prima. Riflettere. Era una parola. Messo nell'angolo da una decisione irrevocabile, mai condivisa prima in tutto o in parte e mai esplicitata in tutto o in parte. Fino ad allora. In questi casi, quello che è successo prima non conta. In una coppia, dopo 10 anni, qualcosa succede sempre, qualcosa si lacera, si raffredda, cambia. Astolfo lo aveva sempre saputo, fin dall'inizio.

Le aspettative vengono prima o poi tradite, le illusioni svelate, l'immagine che ci creiamo dell'altro presto o tardi svanisce. Ma finisce tutto qui?
Paradossalmente, nel momento della crisi e della sfida, Astolfo intuiva confusamente che questo passaggio, necessario e inevitabile, avrebbe potuto essere un momento di crescita per tutti. Faticoso, paziente, ma comunque un aumento di coscienza e un passo verso una vita più piena. Più umana.

E poi, era cosciente, la chiamata è personale ed arriva a volte inaspettata. Ma quando arriva la chiamata, tu puoi fare finta di niente e rifugiarti nella creazione di una nuova illusione, oppure accettare la chiamata a una verità maggiore e condividere questa difficoltà con l'altro. Chiedere aiuto, essere pronti a darlo. Fidarsi, condividere il momento. Rischiare un piccolo o grande salto nel vuoto.
L'immagine che a volte sovveniva alla sua immaginazione era quella della 'Vocazione di San Matteo' di Caravaggio, nel mistero di luce ed ombra, di quel dito puntato, quella lama di luce che illumina l'identità ambigua dei personaggi dall'altro lato. Sono tutti sorpresi, qualcuno sconcertato, nessuno sa cosa rispondere.
Ma qui non c'era nessuna condivisione. Angelica mostrava solo insofferenza, disperazione del rapporto, nessuna volontà di aprirsi. Un nuovo piano aziendale era pronto nella sua mente, bisognava solo trovare il modo più indolore per liberarsi del ramo secco. In effetti aveva parlato di 'costi da pagare' per questa scelta e subito la metafora microeconomica si era imposta alla mente di Astolfo.
E le figlie? l'appena adolescente Diotima e l'ancora bambina Nausicaa, che ruolo avevano in questa ristrutturazione? Astolfo rabbrividiva e veniva preso da tenerezza nei loro confronti, preconizzando la gestione di tempi e calendari, il tentato addomesticamento di forze primigenie interiori attraverso lo spegnimento del focolare domestico, fatto passare come evento di una nuova normalità desiderabile e attuabile.
Desiderio. Se il desiderio diventa legge, forza inevitabile, non negoziabile, non condivisibile, non discutibile; se la parte di sé, parziale, (io? voglio?) che lo esercita, diventa padrona di tutto il resto, del resto di sé ancora e sempre in sviluppo, ma anche sottopone tutte le altre relazioni a questa tirannia, cosa ci rimane?

(segue...)


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