Alto Profilo 3 (eulogia di un banchiere)
In un gruppo Whatsapp che usiamo per lavoro una collega ha condiviso alcuni articoli di quotidiani, scritti da famosi giornalisti, in occasione della recente crisi di governo. Visto che Whatsapp e i social media in generale a mio avviso poco si prestano a riflessioni e anzi tendono ad alimentare affermazioni lapidarie e polarizzazioni, uso questo mio spazio per qualche pensiero in estensione (ma non senza qualche tensione). Da condividere con i colleghi e con chiunque voglia contribuire.
Dopo Michele Serra e Massimo Gramellini, anche Claudia De Lillo in Repubblica del 21 luglio scorso, si dedica a un elogio della figura di Mario Draghi.
In questo breve articolo la De Lillo si preoccupa, tra aneddoti, lirismo e sentimentalismi, di umanizzare la figura pubblica di Mario Draghi, cosciente che il ruolo di ex-governatore di Banca D'Italia e della BCE, insieme ad altri ruoli prestigiosi avuti in istituzioni finanziarie private, possa non sempre essere ben visto dalla popolazione nel suo insieme, soprattutto in periodi di crisi economiche.
La figura del potente banchiere centrale, a torto o a ragione, si porta dietro echi dickensiani di personale avidità e insensibilità, insieme all'identificazione della persona con il potere plutocratico come potenziale nemico delle istituzioni democratiche.
Il pezzo ha una sua dignità letteraria, anche se il gioco è scoperto e questo tipo di captatio benevolentiae verso una figura di potere non riesce simpatico a molti e, per dirla tutta, neanche al sottoscritto.
Sì, siamo sicuri che anche Mario Draghi sia una persona con sentimenti e non un Ebenezer Scrooge qualsiasi, che può commuoversi provando empatia o compassione per le situazioni degli altri. Ma siamo sicuri che un tentativo di santificazione siffatto possa giovargli? Ne ha bisogno in funzione di future cariche pubbliche? O è più funzionale a scopi che non siano i suoi?
Dopo Giulio Cesare nel pezzo di Gramellini, questa volta viene evocato Cincinnato e importanti figure pubbliche del '900. Quel che è certo e in cui concordo con la De Lillo è che Draghi è un brillante esponente della finanza mondiale, ed è stato un ottimo governatore della BCE.
Ricordiamo che è stato uno dei più importanti allievi di Federico Caffé, che partì come economista post-Keynesiano per poi assumere ruoli di primo piano nelle finanza globale. Come governatore della BCE, piegando quella istituzione a fare quello che non avrebbe potuto fare per statuto (cioè comprare in maniera indiretta i debiti dei paesi membri con il Quantitative Easing, garantendo la stessa sopravvivenza dell'Eurozona dopo il 2011) fece molto meglio del predecessore Trichet e del successore Mme Lagarde.
Il QE, accompagnato dalla rassicurazione 'whatever it takes' (garanzia dei titoli degli stati in crisi) era senza dubbio soluzione eterodossa per lo statuto della BCE ma funzionale, se non inevitabile. La rigida osservanza delle regole di Trichet non avrebbe mai fatto scelta simile - e in effetti non l'ha fatta -.
Anche commentatori molto critici dell'Eurozona e della UE nel tempo hanno riconosciuto una certa genialità nell'operazione, genialità che per qualcuno era originata proprio dalle ascendenze culturali italiane di Mario Draghi.
Ma essere un brillante banchiere non significa automaticamente diventare un esperto politico nonostante si possano spendere una indubbia esperienza e una indubbia credibilità interna ed internazionale, come dimostrano tutte le difficoltà incontrate nell'esperienza di governo.
Il tempo dirà se questa operazione mediatica 'Santo Subito' continuerà, avrà successo e soprattutto chi ne sarebbero i potenziali beneficiari in chiave elettorale. A naso, penso proprio che Draghi, di suo, non ne abbia bisogno.
(3 - Fine...per ora.)

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